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ADOLFO WILDT

ADOLFO WILDT , artista “nascosto” (per 20 anni) a Bolzano e adesso  star al Musée d’Orsay a Parigi

di Pietro Marangoni

PARIGI. Sulla terrazza degli scultori che domina il padiglione centrale del Musée d’Orsay,  non lontano dai capolavori di Rodin,  fa oggi bella mostra di sé un busto la cui espressività emana una forza straordinaria. E’ lì da pochi mesi, essendo una delle “nouvelles acquisitions”, ovvero uno dei pochi acquisti recenti effettuati dal museo. Si tratta di “Vis temporis acti” di Aldolfo Wildt.  Un’opera in bronzo lucido che ben evidenzia i tratti caratterizzanti le opere dello scultore milanese che, come pochi altri, ha declinato  i dettami della secessione mitteleuropea al simbolismo modernista.

Adolfo Wild è uno dei pochissimi artisti italiani (in totale si contano sulle dita di una mano) cui l’Orsay ha aperto del porte. Va detto anche che il più importante museo di arte moderna del mondo nel corso del prossimo anno riserverà, dopo quella di quest’anno dedicata a van Gogh, una mostra antologica esclusiva proprio ad Adolfo Wildt (dal 15 aprile al 13 luglio 2015) nell’ambito della grande rassegna sull’arte italiana tra il 1900 e il 1940 che spazierà dal liberty al design industriale.

Quello che Parigi sta riservando a Wildt  è uno straordinario omaggio ad un grande artista di caratura europea che (al pari di tanti altri) in Italia, nel dopoguerra e per oltre mezzo secolo, è stato vittima di una ingiusta quanto stupida “damnatio memoriae”.  Una cancellazione voluta dai salotti buoni non certo per il valore artistico (basti pensare al discredito patito per decenni dai futuristi), ma solamente per il contesto storico in cui questi artisti si sono trovati ad operare.

In questo scenario estremamente positiva è ora l’apertura del percorso espositivo “Bz  ’18 – ‘45” realizzato al Monumento della Vittoria di Bolzano. Un’occasione preziosa per capire e ammirare importanti opere d’arte in primis le tre straordinarie erme in marmo bianco realizzate da Adolfo Wildt e raffiguranti i volti di Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi. Tre lavori  che possono venire classificati come l’apice della capacità espressiva di Wildt. Finalmente tre opere storiche dell’arte italiana del XX secolo non sono più tenute sotto chiave e nascoste, ma sono fruibili dagli amanti dell’arte essendo tre pezzi decisamente superiori al busto esposto a Parigi. 

A proposito, una proposta: sarebbe bello che la città di Bolzano li offrisse (se non tutti e tre, almeno lo stupefacente busto di Cesare Battisti) al Museé d’Orsay in occasione della grande mostra che sarà dedicata a Wildt il prossimo anno lungo le rive della Senna. Sarebbe una incredibile ribalta mondiale anche per la nostra sempre interessante realtà territoriale.